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liber-azioni ed elucubrazioni varie
sentimenti
22 giugno 2011
Cercare il mare e poi ritrovarsi in aperto oceano

- Non è quello che cercavi, tu speravi altro. 

- Già... Forse hai ragione.

- Speravi nella tranquillità del blu di un mare calmo, non è vero?

- Sì...

- E allora che c'è?

- E allora c'è che forse avevo trovato un oceano immune da tempeste...

DIARI
20 giugno 2011
Vicini di casa a sorpresa: looking like Sandro Bondi

Stamattina me ne tornavo tranquilla a casa dopo esser stata un po' a zonzo.

Svolto l'angolo della mia traversa e nel frattempo inizio a trafficare con la mia gigantesca borsa, così gigantesca che le chiavi non si sa dove fossero andate a cacciarsi. Ma d'altronde ogni grande donna ha bisogno di una grande borsa! Emh... Sorvoliamo su questo mio aforisma dalla dubbia credibilità... ^^' 

Dicevo... Dopo immani sforzi riesco a riappropiarmi delle chiavi che erano state risucchiate dalla malefica fodera e, prima di entrare nel portone, alzo lo sguardo voltandomi ad osservare l'altra parte della strada attirarata da dei rumori. Non lo avessi mai fatto! :(

Alla sottoscritta quasi quasi gli pigliava un coccolone: per un attimo ho creduto di avere come nuovo vicino Sandro Bondi (ecco, qui ci starebbe tutta una musichetta macabra da film horror del tipo "TA-TA-TAAAAN")!

Eh già, avete capito bene. Si da il caso che davanti casa mia si stiano trasferendo dei nuovi inquilini e che il capofamiglia assomigli in maniera inquietante al "natural born slave" del Silvietto nazionale. :/

Potete immaginare il mio spavento, anche se in realtà dovrei esserci abituata: ho uno zio che (ahimè!) sembra Ignazio La Russa ed una volta, a Roma, mi sono imbattuta in quel gran simpaticone di Giovanardi (proprio quello originale)!

Ma per fortuna tutto è bene quel che finisce bene, il signore in questione è solo un sosia di Sandruccio ed io posso dormire sogni tranquilli! Aaaaah...sollievo! ;) 


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Comunicazione di servizio: Mi dispiace di non poter rispondere ai commenti che mi vengono lasciati, ma purtroppo il mio pc pare non andare molto d'accordo con la piattaforma de "Il Cannocchiale", anzi...in realtà da un po' sembra non andare d'accordo con parecchie altre cose! ^^' Quindi colgo qui l'occasione per ringraziare chi passa e passerà da questo delirante blog! ;)

DIARI
19 giugno 2011
Orazio docet: fregatene e segui l'istinto!

Certe cose accadono una volta sola, come una volta sola si vive.

Mentre penso questo mi sembra di sentire l'istinto sussurrare: "Che ti importa? Falla questa pazzia!". Già, a trovare il coraggio però.

Sarà che la pazzia in questione è una pazzia troppo atipica, sarà che un pò ho paura di rimetterci la faccia, sarà che una cosa del genere non mi era proprio mai capitata e quindi non so come gestirla.

Eppure vorrei seguirla questa benedetta filosofia del "Carpe diem", perchè Orazio aveva davvero ragione da vendere quando diceva che non bisogna lasciarsi condizionare dalla prospettiva di quello che il futuro, nel bene o nel male, potrà portare.

Ricordo perfettamente la prima volta che lessi questa massima oraziana: avevo 11 anni, era il 2002. Frequentavo la prima media e, siccome il mio rapporto con la matematica era a dir poco astioso, mia mamma decise di mandarmi a prendere qualche ripetizione. La ragazza che mi dava lezione credo potesse avere 25 anni o giù di lì, era un tipo molto simpatico ed estroverso col desiderio di intraprendere la carriera giornalistica, la stessa aspirazione che anch'io ora posseggo.

Anche se non avevo preso lezioni per lungo tempo, lei alla fine mi si era affezionata e, il giorno del nostro ultimo incontro, mi regalò due fogli stampati al computer. Su quei fogli erano riportati i testi di due poesie: il già citato Carmen n°11 di Orazio ed il "Trionfo di Bacco e Arianna" di Lorenzo De' Medici. Ricordo che consegnandomi quel dono mi disse all'incirca: "Conserva queste poesie per quando sarai più grande, sono sicura che diventerai una splendida persona. Allora potrai capirle davvero e magari potranno servirti".

Quella frase mi spiazzò (tutt'oggi non sono per nulla convinta di essere degna di un complimento così straordinariamente bello), ne fui sicuramente lusingata anche se, essendo solo una ragazzina, non riuscì a comprendere bene il gesto. Ora però so che la ragazza aveva ragione, leggendo testi del genere ad 11 anni non si può afferrarne davvero il senso, ma col tempo e con più consapevolezza tutto diventa chiaro.

Come promesso quei fogli ancora li conservo (sono proprio quelli ritratti nella foto sottostante) e, come predetto da colei che me ne aveva fatto dono, mi sono serviti realmente.

Crescendo sarò anche riuscita nell'intento di capire il messaggio di quei componimenti poetici, ma molto probabilmente non sono riuscita ad assimilarne gli insegnamenti. Crescendo si diventa necessariamente un pochino più razionali, anche quando si tratta di persone come me in cui la componente istintiva resta comunque preponderante. Non ci si può comportare per sempre con la medesima incoscienza di quando si è poco più che bambini e, anche se ho solo vent'anni, sento il dovere di soppesare pur solo un minimo le situazioni prima di agire.

Ma soppesa una volta, soppesa due volte e tre e quattro... Alla fine finisci per consumare l'impulso che ti avrebbe aiutato a coglierlo quell'attimo.

Conclusione? Mi sa tanto che quest'Orazio conviene davvero seguirlo alla lettera, speriamo bene!


Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo alle cabale babilonesi, 
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ci conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, filtra il vino e accorcia la speranza
perché lo spazio è breve. Mentre parliamo, il tempo
geloso sarà passato: cogli l’attimo, e non fidarti del domani.

(Carmen n°11, I libro delle "Odi". Orazio)

 


DIARI
17 giugno 2011
Trattieni il fiato, mordi il tuo senso e ingoia
   Strade che ho perso dentro ai tuoi occhi neri di fango stanchi di tutto e fatti di niente ora le cerco in ogni parola detta per sbaglio da chi non sa bene come passare ad altra sorte io vivo disperso nei sotterranei di questi tuoi giorni non resta più niente dei tuoi rimpianti solo il ricordo di alcuni istanti stretti a dovere intorno alla pancia come una cinghia per non dimenticare il tempo che fugge verso i tuoi giorni che sono niente ora che anch'io non ho direzione e vago nel buio non ho destinazione e dammelo tu un nuovo indirizzo dove trovarmi appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto ad ogni ritorno appeso a uno specchio un nuovo ritratto ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio il mio ritratto    



Ho voluto riportarlo senza punteggiatura, tutto d'un fiato perchè tutto d'un fiato va letto ed ingoiato.

Si tratta di un breve estratto dal testo di una canzone dei Negramaro.

Questa non può essere che poesia: tagliente, profonda, intensa nella sua disarmante semplicità.

L'essenza del significato che le parole di una canzone o di una poesia possono assumere è meravigliosamente soggettiva.

Destrutturare, ricomporre e plasmare a tuo piacimento. Puoi farlo, senza restrizioni o costrizioni.

Null'altro da commentare, sarebbe superfluo.

Trattieni il fiato, mordi il tuo senso e ingoia.
sentimenti
15 giugno 2011
Talking about... Paure, futuro/passato, visceralità & compromessi

La paura del fuoco, la paura del vuoto, la paura di non essere abbastanza, la paura di avere paura.

Sorridere alla nemica che cerca di sbarrarti la strada, sarà lei ad abbassare lo sguardo vedendo il tuo ghigno. E' una sfida da vincere, senza condizioni.

Non sono immune dall'incertezza, sarebbe stupido credere di esserlo per chiunque. Il futuro è sempre un punto interrogativo in questa sequenza continua di "virgole", "punti esclamativi" e "punti a capo" di cui è fatta la nostra vita.

Il futuro non può far male e non può nemmeno rendere felici, non può farlo semplicemente perchè, in fondo, ancora non esiste.

Il passato invece no. Il passato ritorna ad intervalli regolari, come un sogno e/o un incubo ricorrente. Ma la notte non è infinita e all'alba del giorno nuovo riesci a svegliarti. L'amnesia selettiva non funziona, è inutile insistere.

Non so fingere indifferenza: i dolori mi feriscono, forse anche troppo. Inconveniente inevitabile per chi si lascia trasportare dalla visceralità emozionale più profonda, quella stessa visceralità che fortunatamente mi fa vivere le gioie in maniera altrettanto amplificata.

Sono complicata, non posso negarlo e non so se convenga più cercare di capirmi o accettarmi così per come sono, avallando indistintamente pregi e difetti.

Amo chi sa "ascoltare" senza limitarsi a "sentire" distrattamente, ma sono troppo poche le persone che riescono a farlo davvero.

Certo, per essere ascoltati ci sarebbe bisogno di qualcosa da dire e, purtroppo, anche questo è sempre più raro.

Urlare al mondo qualcosa è quello che ho sempre cercato di fare, è ciò che provo a fare anche scrivendo.

Correre il rischio di esporre al mondo la propria parte più fragile è il prezzo da pagare per chi non possiede corazze da finto guerriero o maschere fatte di cera mista a ipocrisia.

Può bruciare, ma non cambierei le cicatrici accumulate e quelle che verranno con niente al mondo. Il compromesso non l'ho mai cercato, anche quando è stato lui a cercare me.

sentimenti
20 maggio 2011
Fenomenologia di casini / irrazionalità / logorrea

Strade che ho perso, giurato di non imboccare mai più e poi ritrovato.

Reiterare un errore, anche se l'errore non esiste quando è l'istinto a guidare le tue azioni. Non ci si può pentire di qualcosa che in un determinato momento si credeva giusto, di qualcosa che è ormai un piccolo frammento del puzzle della propria vita, di qualcosa che è ormai parte di te.

Brava a dirlo e a dare lezioni, ma spesso incapace di mettere in pratica i miei stessi insegnamenti. Qualche volta mi è capitato che qualcuno mi dicesse: "Come sei saggia!". Ma saggia di poi di cosa? Forse quelle volte sono riuscita a dare quest'impressione o forse per qualcuno mi sono rivelata esserlo realmente, ma come fa ad essere saggia una persona che finisce per incasinarsi la vita un giorno sì e l'altro pure? 

Lo so, sembro alquanto catastrofica e pessimista (in realtà sono molto più ottimista di quanto possa trasparire), ma è vero: sono una casinista!

Una "casinista buona", una di quelle che non ha mai combinato casini così eccessivi da non poter essere risolti, una di quelle dedite a casini di "piccola-media grandezza". Così la verità è che non posso nemmeno vantarmi di essere una casinista da podio olimpico, una casinista titolare che scende in campo dal primo minuto di gioco. Sono una casinista panchinara!

Eppure dopo anni di allenamento una promozione vorrei potermela meritare. Il mio "curriculum incommodorum" (curriculum dei pasticci), se non per qualità, almeno per quantità di guai contenuti potrebbe far invidia a qualunque altra aspirante casinista professionista.

Eppure ci sono casini simpatici, forse stupidi, ma capaci di farti sorridere quando capita di ripensarci. Poi tra i miei ci sono anche i "casini artistico-pittorici", come quella volta che al Museo del Prado di Madrid io ed una mia amica abbiamo fatto scattare l'allarme della Guernica di Pablo Picasso (uno dei miei quadri preferiti, immortalato da me nella foto sottostante nel giorno del pasticcio. Da quanto si intuisce non sono una grande fotografa!), suscitando le ire di un distinto signore spagnolo che ci ha gentilmente congedate dalla sala d'esposizione con carrettate di insulti pronunciati in un velocissimo ispanico idioma.

E poi ci sono i casini combinati per sviare i problemi, stratagemmi che, una volta girato l'angolo, si rivelano del tutto inutili visto che il problema è lì, fermo all'incrocio ad aspettarti più grande di prima.

E poi ancora ci sono i casini fatti in nome di un sentimento o suoi derivati ed è proprio con quelli che rischi di bruciarti davvero, perchè un pasticcio fatto per amore (o, eventualmente, per un suo fac-simile) ha come complice l'incoscienza dell'irrazionalità più pura.

Approposito... Come si diventa razionali? C'è una medicina, un trattamento che si possa seguire per divenirlo? Se c'è ditemelo, è tanto tempo che me lo chiedo. Ah... Se poi ci fosse anche una cura per non essere più logorroici dello scritto sarebbe ancora meglio.

Scrivo troppo, brutto vizio preso a scuola. Anni di liceo passati con il terrore del limite delle 4-5 colonne per un saggio breve (breve? Aggettivo del cavolo per i miei saggi che tutto erano meno che brevi!) o per un tema. Un limite per il quale mi auto-costringevo a riscrivere in bella con una minuscola calligrafia i miei chilometrici compiti.

Quando non scrivo parlo, parlo tanto. C'è gente morta di sfinimento nello starmi a sentire. Ma quello della parlantina è un discorso che presenta delle variabili: se una persona non mi trasmette fiducia farfuglio a monosillabi, se una persona invece mi piace così tanto già a primo impatto inizio a sparare cavolate a raffica, nel tentativo che una frase su cento possa risultare, se non intelligente o simpatica, quantomeno di senso compiuto.

Vabè, adesso basta: devo mettere un freno alle mani che continuauno a digitare baggianate sulla tastiera.

Buon week-end blog! :D

sentimenti
19 maggio 2011
Ancora una piccola corsa. Lo hai promesso.

Come prendere respiro dopo l'apnea. Come un sorso d'acqua fresca in una giornata d'agosto. Come una carezza rassicurante quando meno te lo aspetti e più ne hai bisogno.

Ma poi basta un dettaglio, la più impercettibile interferenza che confonde il ritmo di un battito puntuale.

Mescolare il presente al passato non è mai cosa buona e giusta, sforzarsi di non farlo richiede impegno.

Ecco la meta, la vedi? Lì, in cima alla salita. Un'altra piccola corsa e ci sei. Facile a dirsi, molto meno metterlo in pratica. Così torni indietro, in cerca di una discesa che non sia così tanto complicata da percorrere. Mentre scendi però ti rendi conto che la strada è lastricata di piccole pietre che potrebbero farti male. Cadi, sapevi sarebbe successo. Da un momento all'altro ti ritrovi con le ginocchia sbucciate ed il cuore pentito che farebbe di tutto pur di veder riavvolgersi la pellicola del tuo film.

Ricominci, stavolta non cadi. Lo hai promesso a te, prima che al resto del mondo.





permalink | inviato da laMinerva il 19/5/2011 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
7 maggio 2011
Dal parrucchiere: come essere a "Ballarò"

Stamattina mi sono dedicata ad una frivola attività: sono andata dal parrucchiere. Eh già... Sembrerà strano, ma sono una blogger necessitante di periodici trattamenti estetici, come si conviene ad ogni giovane donzella.

Lo so che non c'era bisogno di specificare il fatto che anche io sia fatta di carne ed ossa, ma a me ogni volta che capita di leggere blog altrui e scovare particolari riguardanti la sfera personale e le abitudini quotidiane (es. "sono andato/a a fare la spesa", "ho fatto shopping", "sono uscito/a a mangiare una pizza") viene da stupirmi. Dimentico troppo facilmente che dietro lo schermo c'è gente reale e che un blog non "auto-produce" post.

Comunque, torniamo a noi... Durante l'attesa dall'hair-stylist (lo so, parola del cavolo...però fa molto cool! Cool? Emh...) sono stata allietata dalle deliziose disquisizioni di due anziane signore. La prima era una donna minuta, capelli biondi e marcato accento triestino nonostante da anni fosse trapiantata qui, in provincia di Latina; l'altra, anch'ella bionda, era molto alta (inevitabile invidia da parte della sottoscritta che può vantare una "bassezza" di ben 165 cm), carnagione chiarissima ed inconfondibile accento ciociar-pontino.

Ben presto le due hanno iniziato un dibattito di ampio respiro: dalla guerra in Libia (che una delle due ha erroneamente chiamato Libano per 2/3 volte), passando per i nuovi sottosegretari nominati da S.B ed i dubbi sull'uccisione di Osama Bin Laden, fino ad arrivare alle imminenti elezioni amministrative.

Dalle parole della signora di origini triestine si evinceva chiaramente fosse di sinistra o giù di lì, mentre da quelle della "spilungona" traspariva un amore incondizionato e plateale per Silvio Berlusconi. Io ero lì, seduta in mezzo a loro e tramortita a destra e a manca da cotanto ciarlare. Avrei voluto dire la mia, ma ho preferito ascoltare in silenzio. Una specie di Giovanni Floris col microfono fuori uso, costretto a fare la candela tra i disputanti.

L'apoteosi del "talk-show" è però stata raggiunta quando entrambe si sono ritrovate a confessarsi di star facendo il giro di tutte le cene ed i rinfreschi elettorali organizzati in città in questi giorni, senza distinzione di candidato e partito. Ma come? Tanta enfasi oratoria, tanta passione e poi si agisce alla "andò cojo cojo"? E vabè... Per la serie: quando si tratta "de magnà" non si guarda in faccia nessuno.



P.S: E poi dicono che dal parrucchiere si spettegola soltanto... :p

P.P.S: Qualcuno dica a quelli della Cotral (Compagnia Trasporti Laziali) di scegliere meglio i propri autisti. Oggi, mentre tornavo in bus dalla mia avventura tricotica, ho beccato un autista che la patente sembrava averla presa con i bollini del latte. :(((

sentimenti
4 maggio 2011
Sono (I am)...


Sono...

Sono niente e tutto quello che ancora non conosco. Sono quella paura buona ed il tremore che percorre la schiena. Sono contraddittoria e coerente quando meno me lo aspetto. Sono una che ha scelto di "ascoltare" invece che "sentire" semplicemente. Sono un'illusa che cerca di stare a galla nell'oceano delle sue disillusioni. Sono quello che ero e mai sarò ciò che qualcuno ha creduto fossi. Sono il silenzio che fa rumore nella vacuità banale. Sono il tatuaggio del passato e il dubbio del futuro. Sono la distrazione che mi illudo di desiderare. Sono la candida innocenza di chi spera e spera ancora. Sono l'unico mio ostacolo e la possibilità che dovrò cogliere. Sono il "carpe diem" mancato e ciò che preso al volo ha lasciato il suo segno. Sono la cicatrice in cui c'è ancora troppo sale. Sono una risata senza senso eppur meravigliosamente speciale. Sono gli occhi che ho incrociato ed in cui ho ritrovato il mio sguardo. Sono quello che inseguo e che vorrò sempre afferrare. Sono la frenesia di ore che sembrano non voler trascorrere. Sono la testarda convinzione che sia giusto ciò che non si può giudicare. Sono un vento di maggio che accarezza la mia pelle. Sono un pasticcio ordinato e la disordinata precisione. Sono l'indovinello a cui non so trovare soluzione. Sono la sognatrice che ha paura di svegliarsi. Sono una pioggia estiva e la sua fresca incongruenza. Sono chi vuole osservare senza paura di capire. Sono il disegno del destino che vorrei poter scoprire.

Sono questo e troppo altro. Sono io e, in fondo, non c'è niente che sia uguale.

DIARI
2 maggio 2011
Pensieri e parole tra interviste e confusione...

Lo scorso sabato ho realizzato la mia prima intervista: stupenda soddisfazione per un'aspirante giornalista come me! :D

Nonostante questo i pensieri che affollano la mente sono tanti, troppi.

"Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane" cantava Samuele Bersani. E anche se io cerebrale non lo sono per nulla (anzi, sono fin troppo istintiva e casinista) il pane riesco a complicarmelo lo stesso.

Ma si sa, c'est la vie! [W le allitterazioni] :)

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Perchè Minerva? Perchè simbolo di saggezza e sapienza, dea capace di governare guerra ed attività intellettuali al contempo, protettrice delle arti e creatrice della musica. Moderazione e forza unite in un unico spirito. Certo...non sono una dea greco-romana e non racchiudo in me cotante virtù, ma considerate la scelta dello pseudonimo una sorta di invocazione alla divinità, proprio come gli autori dell'antichità avrebbero fatto nel tentativo di trarre la miglior ispirazione possibile per le loro opere. Allo stesso modo spero che le virtù della dea in questione mi siano utili nella stesura quotidiana (o semi-quotidiana) di questo blog.
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