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Trattieni il fiato, mordi il tuo senso e ingoia

   Strade che ho perso dentro ai tuoi occhi neri di fango stanchi di tutto e fatti di niente ora le cerco in ogni parola detta per sbaglio da chi non sa bene come passare ad altra sorte io vivo disperso nei sotterranei di questi tuoi giorni non resta più niente dei tuoi rimpianti solo il ricordo di alcuni istanti stretti a dovere intorno alla pancia come una cinghia per non dimenticare il tempo che fugge verso i tuoi giorni che sono niente ora che anch'io non ho direzione e vago nel buio non ho destinazione e dammelo tu un nuovo indirizzo dove trovarmi appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto ad ogni ritorno appeso a uno specchio un nuovo ritratto ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio ad ogni ritorno un nuovo ritratto appeso a uno specchio il mio ritratto    



Ho voluto riportarlo senza punteggiatura, tutto d'un fiato perchè tutto d'un fiato va letto ed ingoiato.

Si tratta di un breve estratto dal testo di una canzone dei Negramaro.

Questa non può essere che poesia: tagliente, profonda, intensa nella sua disarmante semplicità.

L'essenza del significato che le parole di una canzone o di una poesia possono assumere è meravigliosamente soggettiva.

Destrutturare, ricomporre e plasmare a tuo piacimento. Puoi farlo, senza restrizioni o costrizioni.

Null'altro da commentare, sarebbe superfluo.

Trattieni il fiato, mordi il tuo senso e ingoia.

Pubblicato il 17/6/2011 alle 11.56 nella rubrica elucubrazioni.

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